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Brooklyn: il ponte

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Se non fosse un quartiere potrebbe essere una città: la terza città più popolosa d’America. Con i suoi due milioni e mezzo di abitanti Brooklyn arriva subito dietro Los Angeles e Chicago.

Brooklyn è nota anche come Broccolino per via del nome che le fu dato dai migranti italiani arrivati sul suolo americano nella seconda metà dell’800. Tra gli anni ’20 e gli ’80 del ‘900 il quartiere veniva chiamato Crooklyn (da crook = ladro, la città dei ladri) poiché in quegli anni con la chiusura delle fabbriche gli emigati europei se ne erano andati ed era diventata una zona molto degradata.

Poi però la zona è stata riqualificata. Non è un caso che negli ultimi anni il mensile GQ abbia definito Brooklyn la città più ‘cool’ del pianeta. Artisti, intellettuali e star del cinema – tra cui Woody Allen e Mel Brooks – hanno scelto di vivere nelle tipiche case di mattoni rossi di Brooklyn Heights, una volta abitate dagli operai che lavoravano nelle fabbriche.
Nel corso della sua storia il quartiere ospitò molti coloni europei: i primi ad arrivare furono gli olandesi. Anche i tedeschi giocarono un ruolo fondamentale soprattutto con la costruzione del celeberrimo ponte che per la prima volta collegò Brooklyn con Manhattan e che presto divenne uno dei simboli di New York.

L’opera fu iniziata 145 anni fa dall’immigrato tedesco John Roebling e completata dal figlio 13 anni dopo. Furono impiegati 600 operai e 15 milioni di dollari di allora, oltre 225 milioni di euro di oggi.

Nel momento dell’inaugurazione avvenuta nel maggio del 1883 quello di Brooklyn era il ponte sospeso più grande del mondo e il primo costruito con la tecnica dei cavi d’acciaio. Per molti anni le sue torri sono state le strutture più alte di tutto l’emisfero occidentale.

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