Arte

Cielo d’Alcamo

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«Rosa fresca aulentis[s]ima ch’apari inver’ la state,
le donne ti disiano, pulzell’ e maritate:
tràgemi d’este focora, se t’este a bolontate;
  per te non ajo abento notte e dia,
  penzando pur di voi, madonna mia».

La lirica di Cielo d’Alcamo è una delle più alte che mai furono dedicate alla regina dei fiori. Il giullare siciliano, non meglio identificato ma di certo vissuto nel XIII secolo alla corte di Federico II.

La storia è semplice: un uomo fa la corte a una ragazza che, inizialmente, fa la preziosa ma poi cede e si concede pienamente a lui.

Nel gioco dei versi colti intervallati da espressioni popolari e gergali, l’autore paragona le virtù e la grazia della donna alla rosa, tra tutti i fiori il più capace di esprimere le doti del fascino femminile.

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