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Il più potente monaco analfabeta

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Grigorij Rasputin era un contadino analfabeta, nato in un piccolo paese siberiano vicino ai monti Urali.

Ma il suo sguardo allucinato e affascinante insieme ai suoi modi ambigui e astuti riuscirono a farlo emergere dall’oscurità del suo villaggio e a condurlo alla corte di un potere quasi assoluto: quello degli ultimi zar di Russia.

La sua chiave per entrare a Palazzo fu la malattia (segreta) del figlio prediletto della zarina Alessandra. Il piccolo Alessio era affetto da emofilia e aveva crisi gravissime che i medici non riuscivano a curare.

Fu così che nel 1905 Rasputin fu ricevuto a Palazzo e già al primo contato con lo zarevic riuscì ad arrestare il flusso di sangue. Da quel momento, per 11 anni, il monaco contadino divenne l’ombra dell’imperatrice: il buon uomo –come lo chiamava la zarina – che aveva salvato Alessio.

Eppure erano tanti lati oscuri di questo monaco analfabeta ed erotomane, ammaliante e allucinato, influente e corrotto. Dopo la curiosità iniziale per la sua figura semplice e ambigua Rasputin divenne presto inviso a molti poteri russi tra cui la casta militare, l’aristocrazia nazionalista, la destra e anche l’opposizione liberale. Era visto come l’usurpatore, il complice della discussa zarina (tedesca) nonché uno dei capri espiatori delle continue sconfitte subite dall’esercito russo al fronte.

Nel dicembre 1916 mori in un complotto di giovani aristocratici. Due mesi dopo iniziò la Rivoluzione che estinse il potere centenario degli zar di Russia.

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