Arte

Olimpia e la sua meraviglia

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La chiamavano crisoelefantina perché era tutta ricoperta di oro (crysòs in greco) e di avorio (èlefas). E non solo. La statua di Zeus a Olimpia era intarsiata con ebano e pietre preziose.

Nel 436 a.C. i sacerdoti della nota città greca affidarono il lavoro allo scultore Fidia, lo stesso che aveva dato ad Atene la statua di Atena Parthénos all’interno del Partenone sull’Acropoli.

Per 800 anni la statua di Zeus è stata assisa nel santuario di Olimpia fino a che nel 40 d.C. l’imperatore romano Caligola provò per la prima volta a portarla via da lì per farla arrivare a Roma.

La leggenda narrra che quando gli operai mandati dall’imperatore arrivarono ad Olimpia la statua scoppiò in una risata così fragorosa da far scappare gli uomini dell’imperatore.

Dopo l’avvento del Cristianesimo nel IV secolo d.C. La statua di Zeus fu spedita a Costantinopoli ma nel 462 d.C. il palazzo che ospitava la statua prese fuoco e tutto andò perduto.

Per quanto distrutta la statua di Fidia è considerato una delle 7 antiche meraviglie ed è una delle opere più menzionate dalla letteratura greca.

Lo scrittore Pausania nella sua Periegenesi della Grecia descrive la statua che regge nella mano destra una Nike d’oro e avorio, mentre nella sinistra teneva uno scettro su cui poggiava l’acquila d’oro simbolo della divinità.

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