Arte

Pier della Vigna

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L’animo mio, per disdegnoso gusto,
credendo col morir fuggir disdegno,
ingiusto fece me contra me giusto.

Questi versi intricati provengono dal 13° canto dell’Inferno nella Divina Commedia. Qui Dante fa parlare Pier della Vigna (senza mai nominarlo). Era un letterato, politico e scrittore della corte di Federico II imperatore del Regno delle due Sicilie.

La sintassi e lo stile di questo passaggio sono ricercati e artificiosi, con rime difficili e ricche di figure retoriche (famoso è il poliptoto del verso “Cred’io ch’ei credette ch’io credesse”) perché richiamano lo stile del personaggio qui ritratto.

Pier della Vigna visse nel 1200 ed è una delle voci più rappresentative della prosa latina Medievale. Il suo Epistolario è un vero e proprio manuale di retorica e artes dictandi di cui è considerato uno dei massimi maestri.

Dante Alighieri nel suo Inferno lo mette tra i suicidi che sono stati trasformati in alberi secchi per la legge del contrappasso: chi si è tolto la vita decade verso una forma di vita inferiore visto che ha rifiutato la sua condizione umana uccidendosi.

Pier della Vigna si suicidò perché accusato di tradimento contro Federico II. Nel suo Inferno Dante lo assolve dall’accusa di aver tradito l’imperatore ponendolo però nella selva dei suicidi sui cui rami stanno appollaiate terribili arpie che emettono suoni strazianti.

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