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Rosie the riveter

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Con il fazzoletto rosso a pois bianchi legato in testa e la camicia da lavoro azzurra “Rosie la rivettatrice” nasce come simbolo delle lavoratrici che negli anni ’40 sostituirono nelle fabbriche americane gli uomini impegnati a combattere nella Seconda Guerra Mondiale.

Dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour nel 1941 le industrie persero la manodopera maschile proprio nel momento in cui il Paese aveva più bisogno di munizioni e armamenti.

La figura di Rosie the Riveter che mostra il bicipite prende il nome dal titolo di una canzone americana del 1942 e presto divenne il simbolo di tutte le donne lavoratrici.

Alla sua immagine era associata la frase We can do it (=possiamo farlo anche noi).

Durante la guerra, i media americani andarono alla ricerca della storia della “vera Rosie”. Tra le tante spicca quella di Rose Bonavita-Hickey, un’operaia della General Motors che aveva raggiunto il record di 900 fori e 3.345 rivetti inseriti in un unico bombardiere ricevendo una lettera di ringraziamento personale dal presidente Roosevelt.

Ma dopo la guerra l’icona di Rosie la rivettatrice si trasformò: da simbolo patriottico divenne icona del femminismo e del riscatto sociale delle donne di tutto il mondo.

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