Curiosità

L’arpia

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L’aquila arpia è il simbolo nazionale dello Stato del Panamà. Oggi rappresenta la specie di aquila più grande al mondo nonché una delle più aggressive.

Ha un’apertura alare di due metri, artigli lunghi 13 cm con cui può sollevare prede di peso triplo al suo, ma, la sua particloarità sta nella cresta con piume erettili sulla testa che le conferisce una vaga somiglianza antropomorfa.

Non è un caso che si chiami arpia (dal verbo greco arpàzo, rapire) proprio come le leggendarie figure mitologiche della grecità classica. Avevano il petto e il volto di donna e le ali di uccello. Erano figlie di Poseidone (il dio del mare) e di Era secondo alcuni, mentre, secondo la versione di Esiodo erano figlie di Elettra e Tarmante. Rappresentavano la violenza delle tempeste e impersonavano i venti marini che agivano durante le burrasche rapendo i naufraghi.

Omero sosteneva che fossero tre: Ocipete, Aello e Celeno. Dall’unione di quest’ultima e del vento dell’ovest Zefiro sarebbero nati i cavalli dell’eroe Achille. Le arpie erano sorelle di Iris la personificazione dell’arcobaleno e messagera degli dei.

Nei secoli il mito delle arpie è stato recuperato da molti autori tra cui Virgilio nell’Eneide e da Dante che nella Divina Commedia le colloca nell’Inferno (XIII canto) nel girone dei suicidi. Qui le arpie stanno sugli alberi che raffigurano le anime dei suicidi e ne spezzano i rami come loro che hanno fatto violenza contro se stessi spezzando la propria vita.

Nell’accezione comune oggi per arpia si intende una persona avara e malevola o una donna brutta, cattiva e bisbetica.

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