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Il destino nelle scoperte

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Con la scoperta della Penicillina nel 1929 Alexander Fleming aprì una nuova era della medicina moderna.

“La storia della penicillina ha qualcosa di romanzesco e aiuta a illustrare il peso della sorte, della fortuna, del fato o del destino, come lo si vuole chiamare, nella carriera di ogni persona”

Fleming commentò così la sua scoperta che accadde quasi per caso. In una capsula in cui il medico scozzese stava coltivando batteri stafilococchi finì per sbadataggine una muffa entrata dalla finestra. Sul terreno di coltura dei batteri la muffa si sviluppò e crebbe. Fleming osservò che nelle zone dove era cresciuta i batteri erano morti. 

La muffa dalle proprietà antibiotiche fu chiamata Penicillina perché al microscopio sembrava composta da piccolissimi pennelli e in latino pennello si dice penicillum, la stessa parola da cui deriva pencil (matita in inglese).

Fleming nel 1929 si limitò ad osservare senza riuscire a estrarre la  muffa per renderla utilizzabile in medicina.  Lo fecero anni dopo il patologo australiano Howard Walter Florey e il biochimico russo Ernst Boris Chain salvando così molte vite umane.

A Fleming, Florey e Chain fu consegnato il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1945.

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