Curiosità

La Top 5 dei cibi italiani più contraffatti al mondo

A chi non è capitato, viaggiando in giro per il mondo, di imbattersi nell’imitazione di almeno uno dei tanti prodotti alimentari made in Italy esportati in tutto il mondo?

Il settore della contraffazione, infatti, ogni anno colpisce pesantemente l’azienda agroalimentare italiana, oltre che altri comparti di notevole importanza come, ad esempio, quello dell’abbigliamento.

I prodotti alimentari italiani sono infatti famosi in tutto il mondo e aumentano, sempre di più, i casi di imitazioni che possono avere anche gravi conseguenze per la salute dei consumatori.

Per quanto riguarda la contraffazione alimentare, soprattutto nel caso dei prodotti italiani, c’è da fare i conti anche con il fenomeno dell’italian sounding, ovvero di quei prodotti che alludono all’italianità di un prodotto che, solo successivamente, si rivelerà fittizia.

Questi prodotti che richiamano, attraverso l’utilizzo di esperimento con nomi italiani o bandiere tricolore, non sono sempre perseguibili dalla legge, ma rappresentano un duro colpo per l’export e il commercio di quelli che sono gli originali prodotti italiani.

Quando si parla di contraffazioni alimentari, invece, si fa riferimento a quei cibi che riportano famosi marchi italiani, ma che non sono originali e che fanno quindi concorrenza sleale ai più famosi brand del Made in Italy.

Gli imprenditori italiani, per difendere i propri prodotti dai tentativi di imitazione, possono contrastare la contraffazione con la registrazione del marchio.

Ecco una panoramica sui 5 marchi alimentari italiani che contano il maggior numero di contraffazioni al mondo.

I 5 cibi italiani più contraffatti al mondo

I cibi italiani, da ormai diversi anni, hanno superato i confini nazionali e sono sempre più presenti sulle tavole di tutto il mondo.

Ecco quelli che, proprio grazie al loro successo, sono più imitati:

  1. Olio extravergine d’oliva.

L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti più utilizzati al mondo, tanto che si stima che ogni anno se ne impiegano circa due milioni di tonnellate. La contraffazione riguarda spesso la vendita di prodotti ricavati dalla miscelazione di oli diversi, prodotti prevalentemente in Spagna, Grecia e Tunisia, e spacciati per olio extravergine d’oliva italiano.

  1. Vino.

L’enopirateria è purtroppo in continua crescita per via del grande successo che i grandi marchi di vino italiani riscuotono sempre di più all’estero. In questo caso, la truffa avviene con il commercio di vini a base di preparati in polvere, ma anche attraverso tecniche che in Italia non sono permesse come l’aggiunta di zucchero al mosto per aumentare la gradazione finale.

  1. Aceto Balsamico.

L’aceto balsamico di Modena è una delle eccellenze tipiche del nostro territorio, ma anche uno dei prodotti più taroccati al mondo. Una delle tecniche per imitare questo processo, che richiede una grande quantità di tempo, è di colorare il classico aceto bianco con del caramello.

  1. Parmigiano Reggiano.

Il Parmigiano Reggiano è tra i prodotti più consumati al di fuori dei confini nazionali, con un volume di esportazioni che sfiora le 43.500 tonnellate annue. Il falso parmigiano, come il famoso Parmesan, sfrutta molto spesso un nome e un packaging che richiama l’italianità, ma senza che il prodotto sia in linea con l’autentico formaggio emiliano.

  1. Pasta.

La pasta, da sempre, è uno degli ambasciatori della tradizione culinaria italiana nel mondo. Inevitabile quindi che anche lei sia finita nel mirino di imitatori e contraffattori che, nella maggior parte dei casi, mettono in commercio paste ottenute da grani di scarsa qualità, spacciandola per farina di grano duro. La pasta all’uovo, invece, si ottiene grazie all’utilizzo di coloranti alimentari o farine di mais.

La contraffazione di questi prodotti, a cui si aggiungono tanti altri della tradizione culinaria italiana, è un duro colpo per le aziende stesse, ma anche sull’economia italiana che si regge, in buona parte, sull’export alimentare.

La Guardia di Finanza è da sempre al lavoro per cercare di arginare questo fenomeno che però, con l’avvento di internet, ha trovato nuove vie per evitare controlli e sanzioni.

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